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Documento Politico Milano Pride 2017

#DIRITTI SENZA CONFINE

Il 17 maggio del 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità votava a larga maggioranza la cancellazione dell’omosessualità dalla classificazione delle malattie mentali, definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano”. Tale storica decisione iniziò a scalfire quei confini culturali, sociali ed ideologici entro cui erano sino ad allora state circoscritte le persone lesbiche, gay e bisessuali.

A tutt’oggi, purtroppo, i confini persistono a tracciare differenze, esclusioni, particolarismi, a dividere e ad ostacolare il pieno e reciproco riconoscimento fra persone, a non promuovere eguaglianza, a generare discriminazione.
In questo particolare periodo storico, aggravato da alcune norme controverse nelle convenzioni di Schengen, la società occidentale sta vivendo con sempre maggior timore l’attuale intreccio/incontro tra civiltà: l’apprensione per l’attuale contingenza economica, l’incertezza circa il futuro che ci si profila, la diffidenza verso ciò che è diverso e, quindi, sconosciuto e spaventevole, fanno sì che il concetto stesso di confine, progressivamente accantonato dalla propulsione del progetto europeista di confederazione di popoli, stia progressivamente riacquistando di forza e di vigore.
La comunità LBGTQIA milanese conosce, perché le ha sperimentate sulla propria pelle, le negatività e le limitazioni generate dal concetto di confine.

La recente approvazione di una legge che salvaguarda i nostri affetti, ma che limita la piena eguaglianza, ha portato alla definizione di un nuovo istituto giuridico specifico per noi, perché qualcuno ha voluto imporre un ulteriore confine tramite il quale siamo stati nuovamente esclusi. Il confine ideologico che considera l’estensione di un diritto una limitazione e non una ricchezza ha impedito l’approvazione del matrimonio egualitario, approvazione per la quale noi continueremo comunque a batterci.
Il confine imposto da un concetto di famiglia e genitorialità limitanti esclude ancora il pieno riconoscimento di tutti i diritti dei nostri figli. Recentemente alcune sentenze hanno rilevato la parità giuridica di tutte le famiglie, ma questa parità non può e non deve essere confinata ad una conquista nei tribunali, ma deve invece essere riconosciuta ed istituzionalizzata dallo Stato.
Il confine ideologico che impedisce a molte persone transessuali e transgender di accedere a una piena cittadinanza, basata sulla de-psichiatrizzazione e fatta di piena autodeterminazione, specie della propria identità di genere e il proprio corpo, di libero accesso al mondo del lavoro privo di stereotipi e di un sano rapporto con le imprese, sensibilizzate sul tema, come per la stessa società. Confine che limita la protezione per la libertà decisionale sul proprio sesso per le persone intersessuali.
Il confine limitante per un libero riconoscimento giuridico e sociale alle persone transgender, transessuali e intersessuali, fuori da un vincolo legato al concetto biologico binario, imprescindibile e immutabile, come le stesse scienze moderne hanno confutato.
Il confine proprio della più gretta omo-bi-transfobia impedisce ancora nelle scuole una reale educazione aperta al rispetto ed all’informazione sulle diversità, sulla sessualità, sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, sulla parità e gli stereotipi di genere. Una massiccia propaganda integralista, che mira ad escludere dalle scuole questi temi, deve avere nelle istituzioni una ferma risposta ed un’azione concreta e precisa tendente a destrutturare i confini imposti da una cultura ancora troppo maschilista, sessista e caratterizzata da una visione binaria dei generi. In una democrazia compiuta non tutti i pensieri e non tutte le espressioni hanno diritto di cittadinanza.

La comunità LGBTQIA milanese richiede, pertanto, con forza che le discriminazioni e le violenze legate all’ omo-bi-transfobia vengano finalmente riconosciuti dalla legge come aggravanti nei crimini di odio, al pari di quelli di matrice razzista e xenofoba.

In una società dove il libero scambio commerciale non vuole avere confini, non è ammissibile che mura e confini non valgano per le merci, ma valgano per le persone; non è ammissibile non vengano riconosciuti i diritti alle persone migranti; non è possibile che ragazze e ragazzi nati nel nostro Paese non possano vedere riconosciuta la loro piena cittadinanza. I confini non dovrebbero dare o togliere diritti, perché il concetto stesso di “diritto” non può essere soggetto a limitazioni spazio-temporali, ma deve essere tutelato sempre e ovunque. I diritti delle persone non possono dipendere da chi sia la persona in oggetto, da dove venga o da dove intenda andare: vanno semplicemente riconosciuti e garantiti sempre e comunque. Non esiste concetto di confine quando si parla di diritti!

Noi persone LGBTQIA che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle il disvalore dei confini e che da tempo lottiamo per il riconoscimento dei nostri diritti non possiamo più accettare che si continui a proporre una società basata sull’esaltazione del concetto di confine. Noi non vogliamo stare dalla parte di chi questi confini li sostiene come valore, ma, anzi, ci impegneremo, come sempre ci siamo impegnati, a combatterli, dentro e fuori la nostra comunità.
Per tutti questi motivi chiediamo “DIRITTI SENZA CONFINE”, perché i diritti appartengono alle persone ed alle loro vite, invece i confini, che sono solo una costruzione della mente, non possono e non debbono essere usati per discriminare.